Roberto Zanitti ha scritto tutto quello che si poteva scrivere della stagione snaiderina. Nel suo
articolo di oggi sul Gazzettino, che non troverete nel sito della Lega Basket (non sappiamo perchè da qualche tempo gli articoli del Gazzettino non compaiano più nella rassegna stampa di legabasket.it...), il bravo cronista udinese non solo mostra le nuda pudenda del re, ma le fustiga da par suo. In alcuni passaggi il pezzo ci sembra un po' ingeneroso e forse stimolato dall'accredine del Nostro nei confronti della società per la faccenda del silenzio stampa ad personam,
vero o
presunto che sia. Ci piace molto, però, l'attacco del suo articolo, il portare ad esempio positivo il comportamento del GM di Treviso, Marco Atripaldi, che ha signorilmente
rimesso il suo mandato nelle mani della società all'indomani di un campionato vissuto in imbarazzante penombra. Ci permettiamo di dire che, dovesse andarsene da Treviso, Atripaldi sarebbe uomo da inchiostrare immediatamente. Mario Ghiacci e Cesare Pancotto, invece, mai hanno recitato il mea culpa per le due annate negative, quasi che la costruzione e la gestione della squadra non fosse cosa loro. A tifosi ed addetti ai lavori sarebbe piaciuto (e piacerebbe ancora) un semplice "signori, abbiamo sbagliato". Più dignitoso rispetto alle molte parole spesso prive di vero significato che abbiamo ascoltato soprattutto nell'ultimo periodo. Ma, ripeto, è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare (banalotta, eh?) e quindi proviamo brevemente ad analizzare le 3 stagioni arancioni firmate dalla coppia ex-triestina.
1)
2005/2006 -
Partenza sparata. Ghiacci e Pancotto prendono una squadra che si è salvata, non per meriti propri, all'ultima giornata e provano a ricostruirla. Tengono nel roster gli italiani
Antonutti, Zacchetti e Mian e ne firmano un altro che ha fatto molto bene a
Roseto (Di Giuliomaria). Sekunda e Vetoulas restano, mentre Ghiacci prova a costruire una coppia di play-guardie di assoluto valore:
Penberthy-Abdul Rauf. Il primo preferisce i soldi tedeschi, il secondo firma ma si rompe subito. Dal cilindro Ghiacci pesca un
Kyle Hill visto per qualche partita a Biella un paio di anni prima (memorabile una
sua prestazione contro Treviso) e il cavallo di ritorno
Jerome Allen. Completano il roster un giocatore caduto in disgrazia a Pesaro (
Silvio Gigena) e un lungo che non stimola più di tanto la fantasia dei tifosi (
Jacob Jaacks). Proprio gli ultimi quattro acquisti saranno decisivi per la buona annata arancione, che si chiuderà con lo storico 5° posto e l'uscita nei playoff contro Napoli, complice anche l'infortunio muscolare che aveva messo fuori causa Allen in aprile. Ottimo il lavoro della coppia GM-coach che hanno assemblato un gruppo di giocatori in là con gli anni ma desiderosi di rivincita e di dimostrare ancora il loro valore. Tutto funziona alla perfezione e tutti remano nella stessa direzione.
2)
2006/2007 -
L'inizio del declino. La buona stagione 05/06 permette a molti giocatori di monetizzare. Allen se ne va in Russia, Hill a Girona, Sekunda ha fatto il suo tempo. La premiata ditta, allora, decide di svecchiare il roster. Salutato con poche cerimonie Mian (alla guardia di Aquileia era stato proposto di spalmare su due stagioni l'ingaggio dell'ultimo anno di contratto), Udine va al mercato in Germania e firma
Andrew Wisniewski e
Kristaps Valters, nell'idea del coach il play titolare e il suo cambio. La squadra,

però, dovrà ruotare attorno al talento di
Damon Williams, funambolico tuttofare reduce da due ottime stagioni, prima ad Avellino e poi a Biella. Completano il roster la giovane guardia
Larry O'Bannon e il suo back-up
Patrick Mutombo. La squadra non gira: Wisniewski dimostra di non essere un vero playmaker, Damon Williams è il più classico dei buchi neri (una volta giunta a lui la palla scompare), mentre O'Bannon è davvero troppo imberbe per il campionato italiano. Il doppio impegno Uleb Cup - Campionato, poi, non permette a Pancotto di lavorare sulla chimica di squadra. Arriveranno
Jerome Allen (per Wiz) e
Mike Penberthy (per O'Bannon) e salveranno il salvabile. Nel complesso l'annata non è da buttare: in Uleb Udine arriva ad un tiro da tre scriteriato di Allen dall'eliminare il Lietuvos Rytas, che giungerà poi alla finale della competizione europea, e in campionato la Snaidero fa vedere degli sprazzi di ottima pallacanestro (al Carnera cadono molte teste coronate), salvo perdersi in maniera imbarazzante nelle partite in trasferta. Con 30 punti Udine chiude al 12° posto. Come detto, l'annata è deludente ma non fallimentare.
3)
2007/2008 -
Si tocca il fondo. Provata senza successo la soluzione "giovane", Ghiacci-Pancotto varano la squadra "usato sicuro", confermando Allen, Penberthy e il nucleo di italiani; dalla nobile Milano arrivano due giocatori di nome quali Nate Green e Sven Schultze. Il centro, Brooks Sales, è una vecchia conoscenza di Pancotto, mentre per coprire le spalle all'anziano Allen, arriva un altro cavallo di ritorno, il greco Nikos Vetoulas, sacrificato l'anno prima sull'altare della gioventù. Sulla carta la squadra è buona, un po' leggera, ma buona. I ricordi di come è andata sono nella mente di tutti: l'incomprensibile addio a Gigena, l'inconsistenza di alcuni giocatori (Schultze, Green, Mp3), lo scarso feeling tra gli americani (soprattutto Allen) e il coach, la dubbia gestione del cambio Mp3-Hill... Insomma, Udine chiude al 16° posto, pur senza mai rischiare la retrocessione.
Inutile dire che la
successione 5°, 12° e 16° posto autorizza a pensare che spazio per Ghiacci e Pancotto a Udine non ce ne

potrà essere più. Continuando così, se tanto mi dà tanto, l'anno prossimo Udine è destinata alla retrocessione. Non sarà così, anche dovessero rimanere in sella i due timonieri, ma sicuramente c'è bisogno di un rinnovamento. Per il bene dell'intero progetto ci vuole linfa nuova, nuovo entusiasmo e, forse, un nuovo modo di lavorare. Per questo ci piacerebbe vedere una squadra costruita da un GM che abbia ancora voglia di sondare i mercati, di trovare i diamanti grezzi (pensiamo ad Atripaldi, a Vacirca, al "vecchio" Arrigoni, ma anche a Baiesi) e di rischiare. Pancotto è un ottimo coach e, qualora Udine dovesse rifondare totalmente la squadra (dell'annata appena conclusa dovrebbero restare solo DiGiulio e Antonutti, i suoi due luogotenenti), potrebbe restare in sella. Crediamo, però, che il rapporto con la proprietà si sia logorato e anche il coach dovrà rispondere di due campagne acquisti e, conseguentemente, due stagioni sotto il par. Dovesse partire lui, tante sono le opzioni da vagliare: dalle autarchiche (
Franco Ciani e
Alberto Martellossi), alle pseudo-nobili (
Andrea Mazzon), passando per l'ennesimo ritorno (quel
Big Pilla lasciato partire a cuore troppo leggero qualche anno fa) fino a quella più
suggestiva (
Jerome Allen). Frattanto, a Mario Ghiacci e Cesare Pancotto (e anche a noi) non resta che attendere la fumata (bianca o nera) dalle arancioni ciminiere majanesi.