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sabato, 24 novembre 2007

Mp3: lo Stakanov di L.A.

E' arrivato in punta di piedi a metà della stagione scorsa. Era reduce da un infortunio ad un piede e c'è voluto un po' per vederlo giocare il basket che l'ha reso famoso. Ma nel finale di stagione sono stati i suoi canestri dalla terra dell'abbondanza a dare a Udine una salvezza tranquilla e qualche chance di playoff. Parliamo, ovviamente, di Mike Penberthy. Alcuni giorni fa, nel tempio del caffè (e non solo!) di piazza Matteotti/delleErbe/SanGiacomo (dipende dal vostro colore politico!) di Udine, Mp3 o lo Sceriffo (come lo chiama Micalich, perchè lui "entra e pum, pum, pum, spara le sue triple!") si è concesso al taccuino di FingerRoll.

Mike, sei probabilmente il miglior tiratore arrivato in Italia negli ultimi anni. Quanta parte delle tue capacità la devi ai geni che ti hanno passato mamma e papà e quanta al lavoro in palestra?

Sono un perfezionista e questo lo devo senz'altro a mio padre. Quando ero un ragazzino e tornavo a casa mi chiedeva sempre quanti tiri avessi fatto in allenamento e se non erano abbastanza, me lo diceva e mi esortava ad allenarmi di più. Questa è la base, poi, però, ci vuole grande etica nel lavoro, voglia di allenarsi e di migliorare sempre.

E adesso qual è la tua routine d'allenamento in estate?

D'estate lavoro sempre, tutti i giorni, due ore al mattino e due al pomeriggio. La sveglia è puntata alle 4.45. Mi sveglio, vado in palestra e tiro per 2 ore, dalle 5 alle 7: 2'000 tiri al giorno. Ho anche comprato un marchingegno che raccoglie i rimbalzi e mi rimanda indietro i palloni (tipo tennis, ndr). Poi nel pomeriggio faccio pesi oppure gioco.

Vedi questo tipo di atteggiamento, questa voglia di migliorarsi sempre, nei giovani italiani?

Decisamente no. Credo che un po' sia dovuto alla mentalità diversa e molto alle opportunità. Negli States a qualsiasi ora posso allenarmi. Per farti un esempio, se una notte non riesco a dormire e sono, che ne so, le 2 del mattino, io esco, prendo la macchina e vado in palestra. Ho una chiave, apro, entro e tiro fin che mi va. Qui non sarebbe possibile. Il Carnera, ad esempio, non è sempre aperto. E poi d'estate a Los Angeles, ma un po' dappertutto negli Stati Uniti, ci sono leghe estive, mini-campionati, dove ci si può tenere in forma giocando contro professionisti. Qui questo non accade. Insomma, ci sono meno opportunità per migliorarsi.

Mike, cosa ti ha dato il basket?

Credo, principalmente, la mentalità aperta. Grazie all'educazione che mi hanno dato i miei genitori, già un po' ce l'avevo, ma giocare per 20 anni a grandi livelli, prima al college, poi nell'Nba, ora in Europa e dover cambiare quasi ogni anno compagni, città, allenatori, beh, ti aiuta ad adattarti a tutte le situazioni e a capire di più quello che ti sta attorno.

E i soldi?

Sono un fattore importante, ma non posso dire che gioco per soldi. Ad esempio, a Berlino guadagnavo molto di più che a Udine, ma il livello del basket tedesco è molto più basso e non ero stimolato. Se giocassi solo per soldi, andrei in Russia o magari in Corea, qui, invece, trovo qualità e competizione e io vivo per questo.

Come gestisci la fama?

Come ti dicevo, ho giocato sempre ad alto livello, ho vinto un titolo Nba, quindi per me è assolutamente normale incontrare la gente, parlare con loro, ascoltare complimenti e critiche.

Con la stampa come ti trovi?

Qui in Italia molto bene. Negli Stati Uniti i giornalisti sono un po' più "invasivi", un po' come accade nel calcio qui da voi. In Italia è tutto molto più attutito, tranquillo. Si parla un po' dopo la partita, magari il giorno dopo, ma poi tutto passa. C'è differenza, poi, tra la stampa a Napoli, dove ho giocato 4 anni, e quella di Udine. A Napoli sono pronti ad osannarti se giochi bene ma anche a massacrarti quando fai prestazioni non all'altezza. Qui a Udine non ci sono picchi nè in una nè nell'altra direzione. Si può lavorare in maniera più tranquilla.

Leggi i giornali il lunedì?

No. Parlo con i miei compagni. Singolarmente, ci diciamo cosa è andato bene e cosa è andato male, in modo franco.

Con chi ti trovi meglio?

Con Jerome Allen. Lui è come un fratello: ha un cuore puro ed è onesto, ti dice sempre quello che pensa, anche se fa male. Sai, poi, con lui ho giocato due anni anche a Napoli, siamo quasi coetanei e entrambi abbiamo una famiglia e quindi esigenze e interessi comuni. Con gli altri, con Sales, Green, mi trovo altrettanto bene, mi diverto, ma ovviamente non posso avere lo stesso rapporto che ho con Pooh.

E con il pubblico?

Mi trovo bene. Come nel caso della stampa, c'è differenza tra Napoli e Udine. A Napoli il pubblico è molto più caldo. Loro vogliono vederti mettere sempre il cuore in campo. Non dico che la cosa non valga anche a Udine, ma a Udine il pubblico pretende anche la qualità del gioco.

Il tuo primo ricordo italiano?

Ero appena sceso dall'aereo a Napoli, eravamo in LegaDue e la società voleva vincere il campionato. Il GM, era Andrea Fadini, è venuto a prendermi e mi ha detto: "Mike, dobbiamo vincere quest'anno. Ah, a proposito, se non ce la facciamo è colpa tua!". Ho pensato:  "mmm, bell'inizio!", poi, però, è stata un'annata fantastica.

In campo, qual è il tuo più grande difetto?

Ogni tanto tendo a deprimermi. Quando le cose non vanno bene perdo un po' di fiducia e faccio un passo indietro. Questa è, probabilmente, la cosa che mi differenzia da Allen, lui affronta sempre le situazioni di petto. Poi, sai, io gioco anche per il pubblico e mi dispiace quando non riesco a fornire uno spettacolo all'altezza.

Mike, meglio perdere di 20 o di 1?


Ah, questa è facile. Meglio di 20, vuol dire che non sei mai stato in partita, mentre quando perdi di 1, beh, te la porti dietro per giorni. Ma lascia che ti dica una cosa importante, del basket e della vita: la gente dimentica. Se anche hai perso di 20, 30 o 40 punti, dopo qualche tempo la gente dimentica, soprattutto se fai seguire ad una pessima prestazione una buona. Vale anche per i tiri, quello che hai tirato è ormai passato e non conta più. Anche se hai sbagliato, devi pensare solo al prossimo che prenderai e cercare di metterlo!

A proposito, come fai ad entrare "in the zone" e mettere triple a ripetizione?

Ah, è solo questione di ritmo. Il ritmo, per un tiratore, è tutto. Per ottenerlo, però, c'è bisogno di toccare la palla, spesso, sentirla, altrimenti è dura. Quando passi minuti a correre tra i blocchi senza ricevere il pallone, è difficile mettere dentro l'unica palla che ti arriva in mano. E' molto difficile.

Un nome: Pancotto.

Allenatore molto esperto e davvero bravo. Il suo pregio è che riesce a trasmettere le sue conoscenze alla squadra e a preparare ottimamente le partite. Se devo dire una cosa che non mi piace, beh, è che è difficile accettare e capire quando s'infervora. Sai, il mio coach al college era una specie di santone, uno che ha vinto tantissimo, poi nell'Nba ho avuto Phil Jackson, un coach che si alza dalla panchina sì e no una volta all'anno, in Italia Caja, Mazzon e Bucchi, tutti allenatori molto riflessivi. Poi, l'anno scorso arrivo a Udine e trovo Pancotto! Insomma, mi ci è voluto un po' per abituarmi. Ma, lo ripeto, lui è un grande coach. In partita devi solo imparare cosa ascoltare e cosa no...

Mike fuori dal campo?

Fuori dal campo penso solo ai miei tre figli e a mia moglie Wendy. Per me la famiglia è la cosa più importante.

Come hai conosciuto Wendy?

Eravamo nella stessa università. Appena l'ho vista ho pensato "mmm, mi piacerebbe stare con lei!". C'è voluto più di un anno! Anche lei è una sportiva e giocava, a livello collegiale, a pallavolo. Come dire, lei salta molto più di me!!!

La famiglia ora lo ha raggiunto a Udine. L'anno scorso, l'arrivo di Wendy, Ty, Jadin e Kate è coinciso con l'entrata in forma di Mike. Sarà così anche quest'anno? I tifosi snaiderini se lo augurano.

postato da: FingerRoll alle ore 21:02 | link | commenti (5)
categorie: interviste

Commenti
#1   25 Novembre 2007 - 01:27
 
ps: FingerRoll ha spento la sua prima candelina ieri!
Suppo, daimo, fategli gli auguri!
:)
utente anonimo

#2   25 Novembre 2007 - 13:11
 
Auguroni Fingerroll!!!! E complimenti!
20 pagine 20 di post in un anno! Per un totale di quanti articoli? (e, detto tra parentesi ma non troppo, mai noiosi, ne scontati)
E 17000 visite! Non male!

Per restare in tema di complimenti: grande intervista e grande Mike!! Ma alle due ore di tiri con sveglia alle 4 e 45 c'è da crederci veramente?? Un pazzo! Per quello poi va avanti a caffè!!


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#3   26 Novembre 2007 - 09:17
 
Auguri FingerRoll!
17000 mila visite sono tante, ma dovrebbero essere un mare di più, vista la qualità degli articoli (e il fascino di chi li commenta). Bravo fluvio, presto su sky come spalla di de rosa.

Bella l'intervista di mike, ma chissà perchè non ci credo mai molto quando i giocatori si dipingono tutti famiglia e palestra...
Speriamo che wendy e soci lo riportino in forma alla svelta, ma ieri sera ha giocato decisamente sotto tono.
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#4   26 Novembre 2007 - 09:52
 
Complimenti per l'intervista e... tanti auguri per la prima candelina!
Ciao, Silvia
utente anonimo

#5   26 Novembre 2007 - 10:41
 
Gros: Lei è sempre troppo gentile.
Su Mike, io gli crederei. Dice che si sveglia così presto, perchè dalle 7 in poi può stare con i bambini...

Virus: Gracias! Se non credi al concetto famiglia-palestra, dovresti leggere l'intervista che ha fatto Rita Bragagnolo sulle pagine del Friuli www.ilfriuli.it: scoprirai ancora di più del Mike uomo (di fede).

Silvia: quale onore averLa qui! Torni a trovarci spesso e grazie!
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