
Che ne dite, proviamo a fare un passo indietro?
Sarebbe importante per evitare di gettare la croce addosso a questo o a quel giocatore, agli americani o agli italiani.
Prima le colpe erano tutte di Jackson, ora sono del nuovo coach e, magari, di Forte. Prima Antonutti era un fenomeno che doveva giocare 30 minuti a partita, ora non è un giocatore degno della LegaDue.
Il problema, da dieci anni a questa parte (e in particolare da quattro), è uno e uno solo, ovvero l'incapacità di mettere assieme squadre sensate e di affidarle al coach giusto. La squadra dell'anno scorso, ad esempio, avrebbe, infortuni a parte, potuto fare molto meglio di quanto ha fatto se fosse stata guidata da un altro allenatore (non è una critica alle qualità di Pancotto, semplicemente mettere Pancotto, Allen e Penberthy nello stesso spogliatoio è una scelta dissennata). Quest'anno si è scelto prima l'allenatore - Caja - e poi, di concerto con lui (a quanto dicono i protagonisti) i giocatori. Non ritorniamo sull'argomento della stagione a 18, diventata poi a 16 ecc. ecc., diciamo soltanto che
l'elemento cardine della squadra, ovvero il playmaker, è stato scelto dopo una lunga analisi di mercato (ricordate i mille nomi usciti dopo la certificazione dell'infortunio capitato al già firmato Jason Parker?). Avendo in squadra una serie di tiratori da "mattonella" (Anderson, Antonutti, Torres) serviva un playmaker in grado di "saltare l'uomo" (si direbbe nel pallone) e creare per i compagni. Si è scelto un play di stazza e di "ragionamento". Serve dire altro?
Poi le sconfitte ad inizio stagione hanno sgretolato le certezze create in estate e sono iniziati gli atriti tra Caja e lo spogliatoio (e tra Caja e la dirigenza). Per noi
Artiglio resta un ottimo allenatore, semplicemente i suoi metodi e la sua filosofia a Udine non hanno dato frutti. Capita. Cambiare non è stato un errore. L'errore, probabilmente, è stato andare a prendere un giocatore di indubbio talento (Forte), bruciando un visto, per farlo giocare fuori ruolo. Ricordate?
He can't play the point and don't wanna play the point (non sa e non vuole giocare play).
Nessuno ci toglie dalla testa che questa squadra avrebbe un'identità, una personalità e un gioco diversi se potesse schierare un playmaker (la campagna FingerRoll 2009
Ridateci l'autista va intesa così) che potrebbe essere Jackson, dato che è già a libro paga, e Forte da 2, sgravandolo dalle responsabilità di playmaking. Ci sarebbe, lo sappiamo, da fare una scelta complicata tra 2 extracomunitari in roster, considerando che Romero è intoccabile (e speriamo che la distorsione alla caviglia subita ieri non sia grave). Scelta difficile che comporterebbe però un maggior impiego di Michele Antonutti e un maggiore coinvolgimento di tutta la squadra che, con qualche persa di troppo, Jackson riusciva a far partecipare di più al gioco. Due esempi?
Ortner è passato da 10,3 punti di media a partita nelle 10 partite "dirette" da Jackson, a 2,6 punti nelle 5 senza JJ; Antonutti da 9,9 a 4,2. E' vero, il minutaggio di entrambi è diminuito, ma non di molto.
Certo, bisogna domandarsi se reinserire Jackson (o un altro play) si adatti all'idea di basket di Sacchetti. Probabilmente no, ma un bravo coach fa con quello che ha a disposizione e
Meo è decisamente un buon coach.
Ma il problema, lo ripetiamo, da dieci anni a questa parte, risiede nell'incapacità della dirigenza di trovare un professionista in grado di costruire una squadra. Senza scomodare Gherardini, possiamo fare i nomi di Arrigoni, Atripaldi, Betti, Vacirca. Ecco, un investimento su un uomo con le capacità dei succitati professionisti avrebbe permesso di risparmiare qualche euro alla società e avrebbe garantito stagioni meno tribolate. Sia chiaro, nulla contro
Mario Ghiacci che senz'altro si prodiga al massimo delle sue capacità. Purtroppo non basta.