Nel gergo del baseball, small-ball è un termine che indica quella tattica in cui si cerca di avanzare gli uomini di base in base, puntando sulla capacità dei giocatori di "rubare la base", oppure si opta per il sacrificio dei battitori per permettere a quelli già sulle basi di avanzare. Il termine viene utilizzato anche nel basket per indicare la predilezione di certe squadre a giocare sul perimetro, affolando il quintetto di guardie e ali, a discapito dei lunghi. In sostanza, proprio quanto espresso oggi da Caja al Messaggero Veneto. Quest'anno vedremo spesso la Snaidero con Torres impiegato da 4 tattico e con Romero o Ortner nel ruolo di centro. Questa soluzione ha rimesso in piedi la partita a Bologna. A questo punto sul mercato non sarebbe male reclutare una guardia/ala in grado di uscire dalla panchina e offrire un buon contributo di punti, quando Anderson spara a vuoto o Antonutti non è in palla. Caserta ieri ha rilasciato Raymond Tutt, italo-californiano (!) autore di un supercampionato l'anno scorso e poco utilizzato all'inizio di questa stagione. Sacrificare il simpatico Musso per lui?
Tra poco più di 9 ore prenderà il via il principale campionato professionistico americano. Negli ultimi giorni, da prassi, tutte le franchigie NBA hanno operato gli ultimi tagli al roster per essere pronte alla prima palla a due con il numero massimo consentito di giocatori (15). Qui trovate le ultime operazioni di mercato e l'elenco dei tagliati (il verbo è waive), molti dei quali saranno disponibili per il mercato europeo e italiano. Buttando l'occhio si possono scorgere i nomi di Roger Powell (ex-Teramo), Eddie Gill, Gerry McNamara (nella foto), D.J. Strawberry, Keith McLeod, DerMarr Johnson... Alcuni li vedremo presto con maglie conosciute. Udine non sembra interessata a questo genere di mercato, quanto piuttosto a quello dei corpicioni comunitari.

Il campionato di Udine inizierà la prossima settimana contro Cantù? No, secondo Pepito. Sì, secondo noi. La partita di domani sera (Diretta SkySport 2, ore 21) sarà difficile, tendente a impossibile. Bologna è stata costruita per vincere subito: ha qualità e profondità (10 giocatori ben assortiti e intercambiabili) per poter uscire da qualsiasi situazione (vedi vittoria a Milano, quando sotto di 22 nel terzo quarto è riuscita a risalire grazie a Capitan Giovannoni). Udine, però, può contare sulla tranquillità della squadra che nulla ha da perdere, anche se, arrivare a Bologna con almeno due punti in classifica avrebbe dato un significato diverso al concetto di "nulla da perdere". Coach Giulio Melilla, che abbiamo avuto l'onore di accompagnare stamattina ad Anteprima Snaidero sulle frequenze di RadioSpazio103, dice che in settimana ha visto la squadra allenarsi molto bene e di averne ricavato sensazioni positive. Per vincere Udine dovrà tirare con buone percentuali da tre punti (fino ad ora il vero tallone d'Achille di Udine) e dovrà contenere le folate offensive di Earl Boykins. Occhio, poi, al reparto lunghi, a nostro avviso uno dei meglio assortiti della Lega con verticalità (Ford), mani morbide (Arnold, nella foto in maglia Maccabi Tel Aviv, e Giovannoni) e ingombro (Chiagic). Sarà dura, ma riuscire a restare in partita a lungo e non sbracare sarebbe già un successo in vista della decisiva gara casalinga con Cantù.
A Montegranaro Michele Antonutti ha dato segnali di vita, dopo l'abulica prestazione casalinga contro Bologna. Soprattutto nel secondo tempo, la trazione italiana - o, se volete, la vecchia guardia (DiGiulio + Michele 3punti) - ha tenuto in partita Udine. Nel finale, in particolare, sono state una tripla e una bella penetrazione di Michele a ricucire l'ultimo strappo firmato Bryce Taylor. Purtroppo quello del Cigno (e i soprannomi non sono mica finiti!) è stato un losing effort e Udine è tornata dalle Marche con un pugno di mosche in mano. Ebbene, ci fa decisamente piacere aver visto Antonutti esprimersi su buoni livelli, eppure a lui si chiede un ulteriore salto di qualità dal punto di vista mentale. E' relativamente semplice, infatti, segnare quando la partita sembra essere andata. Sul -6 a 30" dalla fine il pallone non pesa: se segni sei il fenomeno, se sbagli nessuno verrà a ricordarti l'errore. Michele questi canestri tende a metterli. Quando la partita è sul filo, quando la tripla segnata ti permetterebbe di piazzare il naso davanti all'avversario (è successo nella partita contro Montegranaro), la palla pesa di più. Michele questi canestri tende ancora a non segnarli. Nessuna croce sulle sue spalle, sia ben chiaro, ma il futuro di questa squadra (soprattutto se la rotazione sarà sempre con questi otto) passa anche dalla qualità e dall'energia che possono dare i tre italiani che escono dalla panchina. A D'Ercole non si può chiedere troppo al primo anno di LegaA e DiGiulio ha dei limiti evidenti e ormai la sua personale guerra contro gli arbitri gli ha cucito addosso una sorta di lettera scarlatta, Michele, invece, ha esperienza nella massima serie e la possibilità, essendo ancora giovane, di crescere per qualità (i tiri di cui sopra) e continuità (troppi alti e bassi nel corso di un campionato). Il pubblico ha fiducia in lui, vorrebbe però vedere più spesso gli occhi della tigre.
Rashad Anderson è una delle note positive di questo inizio di stagione arancione. Ottimo in preseason, l'ex-UConn si è attestato su livelli analoghi anche nelle prime due partite di campionato. Certo, meglio il Rashad visto a Montegranaro, 17 punti con 11 tiri tentati, che quello ammirato in casa contro Bologna, 20 punti con ben 19 tentativi, ma nessuno può negare che egli sia diventato decisamente il principale terminale offensivo di Attilio Caja e che la sua transizione da LegaDue a LegaA stia avvenendo senza particolari traumi. Eppure, c'è un aspetto piuttosto inquietante. Nelle prime due partite i giocatori che Rashad doveva contenere nella sua metà campo hanno segnato rispettivamente 33 e 25 punti. Joseph Forte è il fenomeno che conosciamo e se è in giornata c'è davvero poco da fare, ma Bryce Taylor è un ragazzo di talento cui andava, in qualche modo, messa la sordina. A parte l'esplosione nel finale di Ricky Minard, è stato proprio il 22enne di Encino, California, con triple e giocate di grande atletismo (schiacciata mostruosa nell'ultimo quarto) a mantenere Montegranaro sempre avanti nel punteggio. Tornando al Nostro, i due indizi, quindi, non fanno ancora una prova, ma Anderson è chiamato a dare qualcosa anche in fase difensiva, ché la Snaidero è squadra in grado di portare a casa il risultato solo se limita gli avversari. Proprio in questa direzione erano andate le (auto)critiche alla squadra mosse alla fine della partita contro Bologna da Jermaine Jackson.
Udine rincorre Montegranaro tutta la partita, arriva ad un soffio dal pareggio, ma se lo lascia sfuggire sul filo di lana. Montegranaro nel finale ritrova un super-Minard, fino a quel momento sotto tono, e cavalca l'energia e la classe del giovane Taylor (25 punti alla fine per lui). La sconfitta udinese è figlia, ancora una volta, di percentuali al tiro da tre rivedibili e dei tanti, troppi errori dalla lunetta (7). Note positive: la voglia che la squadra ha messo in campo per 40 minuti, il risveglio della vecchia guardia (DiGiulio e Antonutti nel secondo tempo hanno dato molto alla causa) e la conferma di Anderson (17 punti con 11 tiri tentati). Inutile dire che ora il campionato sarà in salita, visto che domenica prossima Udine farà visita alla Virtus Bologna (vincitrice a Milano dopo essere stata sotto anche di 22 punti) e poi al Carnera arriveranno Cantù (corsara oggi a Caserta) e Roma (i capitolini hanno umiliato la Effe al PalaDozza).