Il futuro play della Snaidero è stato una stella all'università di Ohio State. No, non sarà James Scoonie Penn, come molti in questi giorni si sono augurati, quanto piuttosto Brent Darby che da Penn raccolse il testimone proprio in maglia Buckeyes. Meno nobile, rispetto al suo predecessore, il pedigree europeo di Darby, che ha iniziato in Polonia, proseguito in Israele, prima di approdare nel campionato italiano, in LegaDue a Trapani nella stagione 2004/2005. Dopo Trapani, è arrivata l'esperienza Ferrarese, il debutto in LegaA con la prima Avellino di Matteo Boniciolli e, infine, l'anno scorso, Sassari. L'anno appena concluso in Sardegna, ha visto Brent mettere insieme cifre di tutto rispetto (16 punti a partita, con il 50% da 2, il 38 da tre e il 90 ai liberi). Anche lui, come Darryl Wilson, ha un rapporto assist-palle perse negativo (2 a 4), ma non si può non notare che questo dato è stato rovesciato nelle 3 gare di playoff, nelle quali Darby ha anche aumentato di 3 punti il suo bottino medio. Un buon segnale. L'esperienza avellinese, invece, non era andata benissimo, anche se i quasi 5 assist a partita dimostrano che, più di Wilson e forse più di Penn, Darby può giocare anche per i compagni. Il play di Detroit sembra proprio corrispondere all'identikit fornito ieri sera da coach Caja a Orangens su Telefriuli.
Nel giorno in cui Capo d'Orlando sostituisce il Pozz con Titti Edney, Cantù ufficializza BJ Elder, Teramo riporta in Italia Giacobbe Jaacks, Udine ingaggia, dopo Pepito Romero, un altro venezuelano: Oscar Torres.
Prendendo spunto dal sempre puntuale Francesco Tonizzo, proviamo a fare un toto-play per la Snaidero 2008/2009. Posto che Marione Ghiacci aveva già firmato Jason Parker, chi potrebbe acquisire, secondo voi, tra un giocatore con esperienze di Eurolega ai massimi livelli (Scoonie Penn), uno che è stato il miglior play del campionato italiano (Micheal Jordan), un ex superstar NCAA con trascorsi nella lega spagnola (Aaron Miles), un potenziale crack rivelatosi fallimentare nelle ultime campagne italiane (Tierre Brown) e un assiduo frequentatore della LegaDue (Darryl Wilson), appena retrocesso con Scafati? Bravi! L'avremmo detto anche noi. Speriamo bene, perchè il buon Darryl non è un vero e proprio playmaker, quanto piuttosto una combo-guard, molto legata alle soluzioni perimetrali (e con Anderson e Torres quella dimensione la Snaidero ce l'avrebbe già), con un agghiacciante rapporto assist-palle perse di 1 a 3 (e non facciamo solo riferimento all'ultimo spezzone di stagione). Ma, forse, Mario sarà in grado di stupirci con un altro nome o, magari, Wilson potrà rivelarsi il play perfetto per consegnare la salvezza a Udine.
Proprio quando ci si stava abituando a un mercato di basso profilo (e non ce ne voglia Shawnta Rogers), i rumour danno la Snaidero sulle tracce di due giocatori di prima fascia: James Scoonie Penn e Micheal Air Jordan. :) No, non si tratta di Sua Altezza, quanto piuttosto di un omonimo che due stagioni fa aveva fatto parlare (bene!) di sé durante l'esperienza canturina, conclusasi con degli insperati playoff (a proposito, chissà che a San Arrigoni non riesca il terzo miracolo consecutivo dopo Jordan e DeShaun Wood?). Scoonie Penn è il più conosciuto tra i due coetanei (1977). Dopo una brillante carriera universitaria, conclusa portando la sua Ohio State alle Final Four, è approdato subito in Europa, a Trieste. Da allora le leghe europee sono il suo pane. Italia, ma anche Serbia, Croazia (alla guida del Cibona in Eurolega), Grecia e, l'anno scorso, Turchia (con l'Efes). Insomma, si tratterebbe di un talento assoluto per una piazza come Udine. Penn è il classico play realizzatore, capace, grazie a gambe molto potenti, di penetrare nelle difese avversarie, ma anche di colpire dalla distanza. Non è un grandissimo organizzatore di gioco e non è uomo che migliora i suoi compagni. Resta, comunque, un califfo. Micheal Jordan sarebbe probabilmente una scelta più adatta. Rapido, ottimo trattatore della palla, il play di Philly è un giocatore vecchia scuola, che sa distribuire il pallone e fare contenti i colleghi sul parquet, ma è in grado anche di mettersi in proprio.
Due tasselli e sapremo cosa aspettarci dalla Snaidero 2008/2009. Anche se, ovviamente, bisognerà attendere il completamento dei roster delle altre squadre per capire quali - sulla carta - potranno essere le ambizioni udinesi. Saltato definitivamente l'acqusito di Jason Parker, Mario Ghiacci dovrà rimboccarsi le mani per firmare un playmaker che, mai come quest'anno, dovrà essere un elemento fondamentale per i successi arancioni. Oscar Torres e, più di lui, Rashad Anderson hanno bisogno, infatti, di una miccia che li inneschi. Sono giocatori che vivono sugli scarichi dei compagni e che non amano particolarmente il contatto (soprattutto Anderson). Un playmaker razzente, in grado di attirare raddoppi e quindi fornire opportunità per i compagni sarebbe gradito. Non guasterebbe, poi, se avesse almeno una dozzina di punti da consegnare al referto ogni sera. Dalla LegaDue (vista la tendenza del front office quest'anno: Anderson, Ortner e Parker) non sembra avanzare molto. Forse il solo Shawnta Rogers (già visto in LegaA a Cantù e l'anno scorso a Montecatini), potrebbe fare al caso della Snaidero. Ma i suoi 163 cm sono davvero pochi per la massima serie e non tutti i piccoletti hanno il successo di Marques Green. Chissà che il mercato tedesco (già sondato in passato con alterne fortune da Ghiacci: Andrew Wisniewski e Kristaps Valters) non presenti qualche giocatore interessante. Da non dimenticare, poi, anche la fucina slava, poco frequentata da Udine, ma ricca di talenti a prezzi contenuti. Detto del play, manca all'appello un lungo. Di Giuliomaria non può essere considerato un centro titolare in LegaA e con Romero e Ortner il reparto non sembra completo. Un corpo comunitario o magari italiano si troverà? Insomma, uno alla Marmarinos.
Young Ricky sembra troppo esoso per le casse arancioni e la Snaidero, di conseguenza, sembra aver puntato con decisione sul viejecito Oscar Torres. Venezuelano come Pepito, Oscarito sarà l'elemento di maggiore esperienza del roster (con tanto di due stagioni NBA nel suo curriculum), il giocatore al quale fare riferimento dentro e fuori dal campo. Non più giovanissimo, Torres non è mai stato la bocca di fuoco principale dei sui team, quanto piuttosto un ottimo "secondo violino". A questo punto, con il roster sostanzialmente completato (salvo scossoni dell'ultimo minuto), il go-to-guy del team arancione dovrebbe essere Rashad Anderson. A lui si chiederanno 18-20 punti a partita e probabilmente a lui toccheranno i tiri decisivi. Torres, però, potrebbe essere una valida alternativa. Non fatevi, infatti, traviare dalle statistiche dell'ultima campagna bolognese, il venezuelano in passato ha avuto stagioni con percentuali superiori al 40 di realizzazione da tre punti e medie attorno ai 13 punti. Come Anderson è un buon rimbalzista (4.2 a partita in 24 minuti di utilizzo l'anno scorso) ed è un più che discreto difensore su guardie e, grazie al fisico compatto e alle lunghe braccia, ali avversarie. Attendiamo, comunque, l'ufficialità dell'acquisto da parte della società.