Nate in più di qualche occasione ci ha fatto saltare sulla seggiola, pardon, sui gradoni del Carnera. Insieme a Sven Schultze lo slasher americano è stato il condottiero nell'inizio sfavillante degli arancione. Tanti minuti in campo, buon contributo in fase offensiva, addirittura straordinario a rimbalzo (8 nella 2a di campionato a Varese e ben 11 in casa contro Pesaro) e l'impressione di dominare la partita sui due lati del campo. Poi, piano piano, Nate si è spento. Sarebbe ingeneroso nei suoi confronti non ricordare la scomparsa del fratello che, oltre ad averlo portato per 2 settimane negli States, ha minato la sua tenuta mentale. Ciò premesso, però, la tendenza del mancino dell'Iowa anche nelle due stagioni passate a Bologna e Milano è stata sempre a scomparire nella seconda parte della stagione. I numeri, in verità, stanno dalla sua parte. Rispetto a Bologna e Milano, la media punti è rimasta sostanzialmente invariata, mentre il contributo a rimbalzo (5 di media a partita) è senz'altro di prima qualità per un giocatore che in campo può coprire tutti i ruoli del backcourt. Il problema, come per Schultze, è che da Nate ci sia aspettava di più. A Bologna doveva dividersi i minuti con Marco Belinelli e Sani Becirovic, mentre a Milano c'erano Mario Gigena, Dante Calabria e soprattutto Danilo Gallinari con cui spartirsi il tempo sul parquet. A Udine nel suo ruolo c'erano solo Michele Antonutti, giocatore in fieri, e un Mike Penberthy non proprio all'apice della carriera. Nate avrebbe dovuto prendere in mano la squadra e prendersi maggiori responsabilità. Il problema è che Green non è quel tipo di giocatore. Gli si chiedeva di fare Micheal Jordan mentre gli vestivano meglio i panni di Scottie Pippen. L'anno prossimo indosserà una casacca di diverso colore e quando verrà a Udine (sempre che resti in Italia) lo saluteremo con piacere ma senza rimpianti.
Lo sappiamo, a guardare le nude statistiche non ci sta che Sven Schultze prenda 5,5 e Joel Zacchetti 6. Il siculo-friulano, infatti, in 15 minuti scarsi di utilizzo a partita, ha messo a segno poco più di 5 punti e 3 rimbalzi, con un saldo di palle perse rispetto ai recuperi di 3 a 1. Insomma, cifre che direbbero di un'annata non particolarmente felice. Eppure, Zacchetti ha mostrato discreti progressi tecnici (ha messo su, ad esempio, un discreto e tendenzialmente immarcabile gancetto dai 2/3 metri) che hanno fatto di lui l'unico lungo (nella categoria ci mettiamo pure Schultze, oltre a DiGiulio e Sales) in grado di presentare un discreto gioco spalle a canestro, oltre alle doti che gli erano servite per guadagnarsi - ormai è preistoria sportiva - la candidatura a potenziale ala piccola NBA (palleggio-arresto-tiro, tiro da tre punti, ecc.). Joel anche quest'anno ha dovuto battagliare con una serie di piccoli infortuni che ne hanno minato la continuità e, probabilmente, ha pure scontato una mancanza di fiducia da parte del coach, il quale nei finali di partita gli ha sempre preferito altri giocatori. Il problema di Zacchetti è che non si è mai tolto di dosso l'etichetta di "promessa" che, a 26 anni compiuti, risulta un po' anacronistica. A nostro avviso il definitivo salto di qualità lo potrebbe fare andando a misurarsi fuori dal Friuli, in una società che lo faccia giocare per quello che vale e non "per cercare di recuperare un giocatore perso al grande basket". Questo lo diciamo "per il suo bene", perchè, a dire la verità, ci piacerebbe davvero vedere Joel nello spot di 4 titolare della Snaidero 2008/2009. Se ne saprà di più in settimana, quando President Edi toglierà il velo al nuovo assetto tecnico-manageriale.
C'è tanto Vujacic nella vittoria di questa notte dei Lakers sugli Spurs, in occasione della prima partita della finale di Conference a Ovest. La chiave della vittoria dei losangelini è stata la difesa di Sasha su Manu Ginobili. L'ex-snaiderino è rimasto in campo per 31 minuti costringendo l'ex-viola Reggio Calabria ad una delle performance offensive peggiori della sua carriera. I Lakers, sotto di 20 a metà del 3° quarto, sono rientrati grazie anche (of course!) all'esplosione offensiva di Kobe Bryant, autore di 25 dei suoi 27 punti nella seconda parte del match. I complimenti per l'ex Udine sono arrivati anche dal solitamente parco Phil Jackson.
E' difficile dare un giudizio sulla stagione del tedesco. E' difficile per due ragioni. La prima: Udine era ad un passo dal firmare Radulovic prima di inchiostrare Sven. Alla luce della stagione del croato con passaporto italiano il paragone risulta ingeneroso. La seconda: l'ala di Bamberg ha messo insieme i migliori numeri da quando è in Italia. Ma veniamo al suo campionato. L'inizio è stato sbalorditivo. La partenza lanciata di Udine ha avuto come propulsori proprio Sven e l'ex-compagno milanese Green. Nelle prime 11 partite il tedesco è andato in doppia cifra ben 8 volte, tirando abbondantemente sopra il 50% da tre punti. Poi, piano piano, insieme a tutta la squadra (a onor del vero!) si è spento, trovando solo uno sprazzo di vitalità tra la fine del girone d'andata e l'inizio di quello di ritorno. Da quel momento in poi utilizzo e produttività del giocatore sono caduti in picchiata. In tutto il girone di ritorno da salvare resta solo la partita di Milano, nella quale Sven ha mostrato coraggio e attributi. Dalla tribuna, più che un problema tecnico, il tedesco sembrava essere in uno stato di forma imbarazzante: non teneva la velocità delle ali piccole e soccombeva fisicamente alle ali grandi. Risultato? 2/3 falli nei primi minuti di gioco e tanta panchina a seguire. Ripetiamo, nonostante una seconda parte di stagione da dimenticare, il tedesco ha fatto comunque un onesto campionato. A 30 anni, però, crediamo che i margini di miglioramento siano abbastanza contenuti. Sven è un'arma tattica, un giocatore che può entrare dalla panchina e sparare 3/4 triple in rapida successione e spaccare una partita. A nostro avviso è più adatto a completare il roster di una grande che a giocare titolare in un team di metà classifica. Pare, comunque, che l'anno venturo vestirà ancora l'arancione. In questa prospettiva c'è da sperare che completi il percorso di crescita e si trasformi in un giocatore determinante.
Il campionato, quello vero, è iniziato ieri e purtroppo la Snaidero non vi prende parte. A proposito di playoff, interessante è la novità annunciata dalla sito della Lega Basket: Lega Basket TV permetterà di visionare highlights di tutte le partite playoff a partire dal giorno successivo. Qui. Tornando al mondo arancione, fonti interne, confermate anche dal sempre puntuale Valerio Morelli, dicono che President Edi e il fido vicepresidente Zakelj si prenderanno una pausa di riflessione, valuteranno la stagione appena conclusa e sveleranno il futuro arancione non prima della fine del mese. Ci pare una saggia decisione. Per ingannare l'attesa proviamo a dare i voti ai giocatori arancione di questa sfortunata campagna 2007/2008. L'ordine sarà dettato dal numero di maglia. Si comincia dal n.5, Jerome Allen.
Coach Markovski è un altro nome che si è fatto per la panchina udinese. Nella videorubrica che l'allenatore macedone tiene sull sito della gazzetta (puntata del 6 maggio), Zare parla proprio della stagione deludente di Udine. In sintesi, l'errore è stato l'aver affidato la squadra a due giocatori in parabola discendente come Allen e Mp3 e per il futuro si può riscostruire partendo dal nucleo degli italiani (Anto, Zak e DiGiulio) e forse dei comunitari (Schultze). Parla già da arancione?

E' andata come doveva andare e ha vinto la squadra più forte. Peccato solo che Siena non sia riuscita ad ammazzare la semifinale contro il Maccabi quando si era issata a +18. Bravi, comunque, i ragazzi di Pianigiani. Ps: Messina deve andare ad allenare negli States! Se non sarà l'anno prossimo, sarà il successivo o quello dopo ancora.