Purtroppo è un film già visto. Quando la tensione sale per l'appuntamento che non si può perdere, la Snaidero perde la via del canestro. Era successo, ad esempio, contro Avellino e, soprattutto, contro Rieti. Due delle sette sconfitte interne di quest'anno, troppe per poter ambire a un posto tra le migliori 8 del campionato. E dire che l'inizio di Udine era stato davvero travolgente. Un bel 7-0 con Kyle Hill a segno, da tre punti, nella prima azione della sua seconda carriera in arancione. Ma l'idillio è durato davvero poco. Udine ha permesso a Teramo di rientrare e poi ha rincorso fino alla fine, fino al tiro da tre mancato proprio da Hill ad una manciata di secondi dalla fine. Il tiro avrebbe portato, con ogni probabilità, il match al tempo supplementare. Dopo il primo canestro dell'incontro, però, Kyle da tre punti non ha più segnato. Il pubblico, abbastanza numeroso, è stato stranamente (per quello che è solitamente il clima del Carnera) "in partita" per 40 minuti, a causa di alcuni fischi della terna arbitrale non proprio apprezzati. Teramo, giocando una partita di grande applicazione difensiva (a parte qualche svarione dovuto alla giovane età del roster) e lasciandosi guidare dallo Steve Nash dello Stivale, al secolo Giuseppe Poeta (19 punti, 5 assist, 4 recuperi), ha portato a casa un successo che lascia ancora vive le speranze di approdare alla post-season. Discorso definitivamente chiuso per Udine che, aritmeticamente, non si può ancora dire salva.
E' se fosse Jerome Allen il prossimo allenatore della Snaidero? Voci in città parlano di questa possibilità per il dopo Pancotto. Il coach marchigiano dovrebbe essere alla guida di Udine anche nella prossima stagione, ma se le strade della Snaidero e del suo attuale allenatore dovessero dividersi, potrebbe prendere corpo l'ipotesi Jerome Allen. Non sarebbe una situazione nuova a Udine. Cinque anni fa un Edi Snaidero ormai demotivato trovò nuovo entusiasmo nella soluzione Teoman Alibegovic plenipotenziario. Ad onor del vero le due stagioni dello sloveno di Bosnia non furono propriamente da annali, ma le ragioni dell'insuccesso sono forse da ricercare nella difficoltà del doppio ruolo coach-GM. Teo ha dimostrato, anche negli anni successivi, di saperci fare più dietro la scrivania che a bordo campo. L'ipotesi Allen avrebbe, però, anche un precedente molto felice, quello di Arsenio Lupin D'Antoni. Dopo alcuni anni (tra il 1973 al 1977) passati tra NBA ed ABA, Mike D'Antoni divenne la colonna portante dell'Olimpia Milano che vinse tutto in Italia ed in Europa negli anni Ottanta. Terminata la carriera, il baffetto della West Virginia allenò per 4 anni Milano per poi passare a Treviso. Le stagioni in Italia sono stati fondamentali per la crescita professionale di Mike che, dopo un'infelice parentesi a Denver, è diventato uno dei coach più apprezzati nella NBA alla guida dei Phoenix Suns (se avete una connessione adsl fatevi un giro nel suo ufficio. ps: è il primo sulla destra). La carriera di Pooh Allen ricalca fedelmente quella dell'ex play di Marshall University: ottimo curriculum universitario, un paio d'anni d'NBA, una lunga militanza europea, grande leadership in campo e il desiderio, una volta appese le scarpe al chiodo, di rimettersi in gioco nel ruolo di allenatore. Nell'estate scorsa Jerome ha già vestito i panni di assistant coach dei San Antonio Spurs durante la Summer League. Insomma, al momento si tratta solo di una voce, ma non potete negare che sia davvero suggestiva.
Nell'ultima partita ufficiale disputata rimase sul parquet per 53'18" segnando 26 punti nel match più lungo della storia dell'Uleb Cup. Ci vollero, infatti, ben 4 supplementari per decretare il vincitore tra Alba Berlino e KK Bosna Sarajevo. Purtroppo quello del Kyle Hill di Bosnia fu un losing effort, Berlino si impose per 141-127. Kyle si è riposato a sufficienza e ora, a distanza di quasi 4 mesi, torna a giocare una partita ufficiale, grazie al perdurare della periostite accusata da Mike Penberthy. Da qui a fine stagione il rendimento di Kyle verrà monitorato da Ghiacci e Pancotto per capire se la Snaidero di domani potrà essere costruita attorno a lui e, forse, a Jerome Allen.
Immediata la risposta del GM udinese Mario Ghiacci all'articolo di Umberto Sarcinelli (vedi post di ieri). Questi alcuni passaggi della lettera che trovate oggi nelle pagine sportive del Gazzettino di Udine (visibili on-line a partire dalle ore 13). [...] Innanzitutto vorrei precisare che non esiste alcun silenzio stampa nei confronti del suo giornale. [...] vorrei peraltro sottolineare che sono esattamente 3 mesi che nessuno dello staff tecnico della Snaidero viene intervistato dal Gazzettino. Senza voler essere polemico, forse è il Gazzettino o uno dei suoi giornalisti a chiudere la porta al nostro staff tecnico. Credo che il diritto di critica che lei rivendica sia sacrosanto ed infatti vorrei approfittare dell'occasione per affermare una volta di più come la società che dirigo non abbia problema acluno ad accettare quasiasi tipo di critica, sempre che la stessa sia obiettiva e non sconfini in attacchi "ad personam" o che, attraverso il sarcasmo, non diventi deridente o lesiva della serietà professionale di qualsiasi membro della società. Segue poi un lungo passo sull'impegno e i valori ai quali si attaccano staff dirigenziale e tecnico nei momenti di difficoltà (coerenza, lavoro, serietà) e sull'affezione dello stesso staff a Udine e ai valori che la terra di Friuli esprime. Che dire? Amici come prima e tutti a remare nella stessa direzione per il bene del basket udinese.
Il responsabile delle pagine sportive del Gazzettino, Umberto Sarcinelli, scrive oggi dell'ostracismo snaiderino nei confronti del suo collaboratore Roberto Zanitti. Vi riporto alcuni passaggi di un articolo che, significativamente, s'intitola Il silenzio stampa contro la critica. La Snaidero ha deciso il silenzio stampa nei confronti del Gazzettino come ritorsione per il tono delle critiche mosse alla conduzione tecnica della squadra. Un silenzio stampa non ufficializzato da alcun comunicato ma adottato nei fatti [...]. Il Gazzettino non è il bollettino della società, nè potrai mai esserlo, il nostro referente è il lettore che ha il diritto a un'informazione non paludata e asservita. [...] I tifosi non sono comparse per creare scenografie, non sono né sordi né ciechi né tantomeno stupidi. Riconoscono quando una squadra è stata allestita con intelligenza, riescono a discernerne vittorie e sconfitte a prescindere dalle ragioni del cuore. [...] La Snaidero ha deciso di non parlare con il Gazzettino e ha sconsigliato ai suoi tesserati di rilasciare interviste. Poco male se queste si riducono a vuoti proclami e se ogni domanda tecnica viene recepita come un'offesa personale. [...] . Pur non condividendo in toto il modo in cui vengono mosse le critiche a squadra e conduzione tecnica negli articoli di Roberto Zanitti - l'abbiamo detto altre volte che la sua ironia è, talvolta, fin troppo pungente e acida - non si può negare che il bravo cronista del Gazzettino sia l'unica voce fuori dal coro, l'unico che quest'anno ha avuto il coraggio di mostrare le nudità del re. E allora è davvero un peccato che chi fa calare la scure del silenzio stampa ad personam (ci piace e vogliamo pensare che non si tratti di President Edi) non si fermi un secondo a riflettere sulle parole che, nel corso dei mesi, sono state scritte da Zanitti. L'ego, talvolta, fa brutti scherzi e sarebbe importante riuscire a metterlo da parte, di quando in quando, per provare a guardare la realtà in modo obiettivo, soprattutto quando c'è qualcuno che ne dà conto, quotidianamente, su un pezzo di carta. Ammettere i propri errori è il primo passo per migliorare, crediamo. Di errori in questo triennio Ghiacci-Pancotto ne sono stati fatti (ci mancherebbe, chi lavora sbaglia!), ma questo "provvedimento", in assoluto, è il più brutto.
Udine perde meno nettamente di quanto non dica il risultato finale una partita giocata davvero bene, con il cuore e con il cervello. Ma a Milano nulla possono gli arancione contro lo strapotere tecnico di Danilo Gallinari che in 36' segna 28 punti e nel finale ne piazza 8 quasi consecutivamente per rintuzzare l'ultimo tentativo di rimonta arancione. Il rammarico per la stagione udinese è grande perchè la Snaidero, giocando come ha fatto oggi al Forum, ora si starebbe mangiando le mani solo per lo 0-2 negli scontri con Milano. Invece, i playoff Udine li guarderà in televisione per le troppe occasioni buttate nella monnezza. Venendo alla partita, la Banda Pancotto domina l'inizio grazie ad un'invidiabile circolazione di palla che premia soprattutto i lunghi. Mp3 è in forma (a parte un problema di stomaco): cerca e trova il canestro con soluzioni dal palleggio e non solo con l'amato tiro. Udine chiude avanti 22-18 il primo quarto. Il vantaggio potrebbe essere superiore, ma Watson tiene vivi molti palloni in attacco per Milano creando secondi tiri. La Snaidero non si scompone e grazie a Schultze e Zacchetti mantiene un vantaggio significativo fino all'intervallo. 43-36. Alla ripresa delle operazioni Milano stringe le maglie difensive e si accende in attacco grazie al suo baby prodigio Gallinari. Danilo è bravo e, in più, gli arbitri gli riconoscono uno status di superstar fischiando, nel dubbio, sempre in suo favore. L'AJ rientra in partita e mette anche la freccia, ma un gioco quasi da 4 punti di Schultze (libero sbagliato) tiene viva Udine. Penberthy ci prova da tre, ma dall'arco non è serata. Il quarto, molto equilibrato, finisce 64-63 per Udine.
Negli ultimi dieci minuti gli scatti e le penetrazioni di Di Bella gettano nel panico gli arancione che si tengono a galla con i liberi che si procura con abilità e coraggio Allen. Ma gli ultimi 5 minuti sono tutti di Gallinari che trova 5 punti in fila con un dubbissimo fallo antisportivo (dubbio l'antisportivo, non il fallo) subito dal suo nemico Nate Green (non c'era ammmore nello spogliatoio milanese l'anno scorso). Udine rientra ancora, sul -3 Penberthy ha la tripla per il pareggio, ma la sbaglia, non sbaglia, invece, Gallinari, segnando da tre e mettendo in ghiaccio la contesa.
All'andata Gallinari, mettendo a segno il più bel canestro dell'anno sulla sirena del 40° minuto, gelò il Carnera. Milano, allora, era una squadra incompleta, nel bel mezzo di una rifondazione, eppure Udine non seppe tenerle testa. Solo nel finale Allen&Co. si avvicinarono e pareggiarono la partita. Vittoria meritata, dunque, quella dei meneghini. Con la Snaidero di oggidì è un po' difficile fare previsioni. Domani in campo dovrebbero esserci i soliti 10 (Kyle Hill, frattanto, si rimette in forma per la stagione dei playground) e sarà curioso assistere alle prestazioni di Green e Schultze, ex che verosimilmente non riceveranno trattamento uniforme dai tifosi dell'AJ. Schultze è, infatti, rimpianto dalla curva milanese, Green, diciamo così, un pochino meno. Auguriamoci dunque di vedere un buon basket. Milano deve vincere per assicurarsi i playoff (cosa ormai molto probabile) e per cercare di migliorare la sua posizione nella griglia delle Elite 8. Udine non ha nulla da perdere e, forse, vorrà riscattare la brutta figura televisiva di 15 giorni fa. Forse. Palla a due alle 12 al Forum. Diretta su SkySport2 a partire dalle 11.30.
Finalmente una notizia che, davvero, ci rende felici. Patrick Mutombo, dopo un anno di tribolazioni (iniziato quando vestiva la maglia arancione) a causa di una fastidiosa quanto rara malattia, torna al basket giocato. Lo farà a Ferrara, team in testa alla LegaDue. A lui va il nostro più sincero in bocca al lupo!
Era il 28 ottobre del 2000 e a Udine arrivava la stratosferica Kinder. Quella degli scudetti e delle Coppe Campioni; quella di Ginobili, Rigaudeau, Jaric, Andersen, Smodis e Griffith. Uno di questi 6 andava in panchina e in panchina gli facevano compagnia Abbio, Bonora e Sconochini. Udine, dopo aver pescato Charles Smith dal sottobosco americano, era appena salita in LegaA. Era la Snaidero di Busca, Mian, Alibegovic, McGhee (sì, lui, Carbonara) e, soprattutto, Smith. Dalla panchina uscivano Ago Li Vecchi, un imberbe Carraretto e Zacchetti (sì, lui, Joel). Beh, 7 anni e mezzo fa, il gruppo di Boniciolli fece l'impresa contro Ettore Messina e i suoi. Partita di testa dall'inizio e 91-84 alla fine dei 20 minuti. Udine sarebbe poi arrivata ai playoff perdendo in 5 partite da Pesaro, Bologna avrebbe conquistato l'ennesimo scudetto, chiudendo la stagione regolare a 58 punti e asfaltando tutti nei playoff, chiudendo 3-0 la serie finale contro gli "amati" cugini. Ecco, la sfida Udine-Virtus di domani non entrerà nella storia del basket friulano come fu per quella partita, nè tanto meno nella piccola storia di questa stagione. L'incontro del Carnera sarà, molto semplicemente, una partita di fine stagione tra due squadre deluse. Per la Snaidero non ci sarà nemmeno la curiosità di rivedere Hill in campo. I tifosi sulle tribune si augurano almeno una prova di orgoglio e di carattere che riscatti le due umiliazioni subite da Rieti e a Treviso.