i 32-26, quando coach Finelli chiama time-out. Montegranaro ha Garris fuori e Ford già gravato di 3 falli. Minard da tre riavvicina i marchigiani. Allen fa valere la maggiore esperienza e guadagna due bei punti. Lechthaler segna alla DiGiulio contro DiGiulio, mentre è ancora Minard a chiudere il 6-0 che manda avanti Montegranaro. Udine fa girare bene il pallone ma non attacca. Antonutti rimette Udine sul tabellone con la sua classica tripla dall'angolo. Allen allunga dalla lunetta. Ma Minard è fenomenale a punire con triple sugli scarichi. Al riposo Udine è avanti di 1, 39-38.
ine stringe le maglie difensive e prima Monroe e poi Rocca buttano due palloni. A questo punto il play-by-play della Lega va a donne di facili costumi e ci rivolgiamo al prezioso Davide Micalich, stoicamente al microfono con voce tomwaitsiana (più delle sigarette poté l'influenza, crediamo). Troviamo Udine sopra di 3, 27-24 a 5 minuti dalla fine del 2° quarto. Rocca accorcia da sotto e Monroe segna il +1. Il parziale, apprendiamo, è di 7-0 per i partenopei. Sales rimette Udine sul tabellone chiudendo un contropiede innescato da Vetoulas. La Snaidero subisce a rimbalzo d'attacco, ma un coast-to-coast di Green mantiene Udine in vantaggio. Nate, dalla lunetta, segna il +3. Ancora Monroe accorcia. A 10" dalla fine del quarto Green trova un fallo. Dalla lunetta fa 2/2. In 10 secondi i friulani riescono nell'impresa di subire un 2+1 da Monroe (dopo un miracolo di Jones) e di farsi fischiare un tecnico (a coach Pancotto). Dal potenziale +3, al riposo si va sul -2. 37-35.
nizio si era fatta maledettamente complicata (20-6 dopo pochi minuti in favore di Cantù) per la tensione accumulata in un mese passato ad osservare la vittoria senza poterla raggiungere e per l'ottimo basket della Tisettanta. Grazie ad un quintetto operaio (con Vetoulas, Zacchetti e Antonutti) Udine si è riportata sotto ed è andata anche avanti, affidandosi al talento di Allen, Penberthy e Green; nel finale, sopra di 7, per due volte si è fatta raggiungere, fino al concitato ultimo minuto nel quale, sopra di 1, Schultze ha fatto 0/2 ai liberi, ma Sales ha tenuto viva la palla sul rimbalzo d'attacco e Green è volato sulla panchina canturina per salvare il possesso. Penberthy - subito fallo sulla rimessa - ha fatto solo 1/2 ai liberi, ma la tripla della Ave Maria di Brown si è spenta sul ferro.
ire con i piccoli (Wood e Fitch). Il quarto si chiude sul 33-24.
non si poteva far danno: O'Bannon, Wisniewski, Williams. C'era solo l'imbarazzo delle scelta. Quest'anno trovare un capro espiatorio dei problemi dell'ultimo mese e mezzo non è cosa semplice. Tutti, a turno, hanno fatto grandi partite e tutti, a turno, ne hanno fatte di pessime. Udine è una squadra che vive e vivrà di tiro da tre punti e per mutare questo aspetto sarebbe necessario intervenire massicciamente sul roster: un lungo vero, un ala grande atletica e magari una guardia più fisica. Ma Sales, Schultze e Penberthy non stanno facendo una stagione tale da giustificare un taglio. Quindi, nell'immediato l'unico correttivo che si potrà apportare sarà quello di un play che possa far rifiatare Allen e che magari riesca a contenere i playmaker avversari. A tal proposito, si presenta dura la partita di stasera perchè la Snaidero si troverà ad affrontare degli squilibri di marcatura notevoli, soprattutto nel reparto guardie. DeShawn Wood è il prototipo del giocatore che dà fastidio ad Allen (piccolo, rapido, grande penetratore), l'ex Nba Gerald Fitch (nella foto, in maglia Heat) non è contenibile da Mike Penberthy e Denham Brown è un cliente difficile per Green o Antonutti. Aggiungete un lungo con buona propensione al gioco sotto canestro come Torin Francis e l'atletismo di Hervè Tourè e avrete una squadra destinata a far soffrire Udine. Palla a due questa sera alle 20.30 al Carnera.
Mai esaltarsi troppo, mai deprimersi troppo. E' la filosofia di vita di Jerome Allen. In questi giorni crediamo sia sensato applicarla anche alla Snaidero. C'è bisogno, infatti, di contestualizzare il momento arancione. Udine ha iniziato la stagione con un gruppo già molto affiatato: DiGiulio, Mp3, Allen, Zacchetti e Antonutti erano nel roster dell'anno scorso, Green e Schultze erano compagni di squadra a Milano (e non in qualche lega espansionistica americana), quindi conoscevano bene la realtà del campionato italiano, Sales ha giocato 3 anni in Italia, 1 sotto coach Pancotto. Insomma, ai nastri di partenza, Udine (insieme a Siena) era già squadra e lo ha fatto valere nelle prime partite. Nell'ultimo mese, invece, le altre hanno cominciato a prendere delle fisionomie precise - attraverso il lavoro o grazie ad interventi sul mercato - mentre Udine ha dovuto fare i conti con infortuni (Antonutti, Allen, Sales) e problemi personali (Allen e Green). Mentre le altre cominciavano ad ingranare, Udine ha iniziato a perdere qualche cavallo dal suo motore. Metteteci pure che la Snaidero è una squadra pensata per correre e sparare e che, di conseguenza, vive sul ritmo e sulla fiducia e la frittata è servita. Le Final8 di Coppa Italia sono, onestamente, andate. Udine dovrebbe fare la corsa su Montegranaro (ancora da incontrare) e Pesaro (già troppo lontana), dal momento che gli altri scontri diretti sono a sfavore (Capo d'Orlando, Avellino, Teramo, ecc.). Visto lo stato di forma degli arancione, pare poco probabile. Tornando al buon Pooh, non c'è ragione di deprimersi troppo, c'è solo bisogno di trovare continuità nel lavoro in palestra e i risultati, con la fiducia, arriveranno. Ovviamente Udine è e resterà una squadra da run&gun, a meno di interventi sul mercato che, però, al momento non ci paiono nè probabili nè, tanto meno, auspicabili. E, altrettanto ovviamente, c'è bisogno che Allen si rimetta alla guida della squadra (così giustifichiamo la foto!).
Per qualche giorno sarò in altre faccende affaccendato. Il blog passerà - per commento, cronaca e pagelle della gara interna contro Biella - nelle sapienti mani del Cameriere. Ci risentiamo lunedì. Se nel weekend non avete nulla da fare, passatemi a trovare a Lignano, magari domenica, quando ci sarà una degustazione di prodotti tipici, che non c'entrano per nulla con la scherma, ma che ci stanno sempre bene.
Difficile commentare la notizia apparsa pochi minuti fa sul sito della Lega Basket. Massimo Bulleri non sarà più il leader (ok, ok, non lo è mai stato!) dell'Armani Jeans Milano e si trasferirà, armi e contratto, alla corte di Patron Sabatini a Bologna. Seppur non in contemporanea, Milano e Bologna si sono dunque scambiati i playmaker. Will Conroy a Milano, a far da riserva a nonno Booker, e l'infortunato Bulleri a Bologna a rimpolpare un reparto esterni che attende solo l'ufficializzazione del taglio di Anderson. Bologna ora avrà Bulleri, Di Bella e l'italo-americano Blizzard a gestirsi i minuti in playmaking. Sia per Bologna che per Milano si tratta, di fatto, di un'abiura delle strategie estive. Cambiare opinione è sintomo di intelligenza oppure i rispettivi GM/proprietari non ci stanno capendo più nulla?