E' senza dubbio la grande sopresa del campionato. Parliamo di Teramo, ma parliamo, soprattutto, di Clay Tucker. Queste sono le cifre che fanno di lui il miglior marcatore del campionato e un giocatore concupito da mezza Europa (Flavio Tranquillo ieri, durante la telecronaca di Roma-Barcellona, parlava di un interessamento dei catalani). Per la Snaidero una marcatura particolarmente complicata, forse affidata a Nate "Dog" Green. In attesa, ovviamente, di avere notizie dall'infermeria circa la condizione della costola di Jerome Allen. Adamo ha fatto con una in meno, speriamo che anche Pooh ci riesca...
Brutte nuove in casa arancione in vista del confronto esterno con la Siviglia Wear Teramo. Jerome Allen ha subito un duro colpo al torace nell'allenamento di ieri sera. Oggi verranno fatti gli accertamenti strumentali del caso e domani se ne saprà di più. Ai box anche Capitan Di Giulio. Non un buon viatico, dunque, per un incontro che si preannuncia difficile, non fosse altro che per la tradizione sfavorevole della Snaidero nel campo che già fu di Pancotto e Brooks Sales.
Insomma, il canestro di Gallinari resta pazzesco (un tap-in da 5 metri che non tocca neanche il ferro), però c'è chi ha sofferto almeno quanto Udine. Oppure, se volete, ha gioito come Milano.
Mettiamola così, il pubblico di Udine ha potuto ammirare un giocatore che - se non l'anno prossimo, quello dopo - sarà protagonista anche dall'altra parte dell'Atlantico. Non può non far piacere sapere che il giocatore di cui sopra ha 19 anni, è italiano ed ha in mano le chiavi di una squadra blasonata come Milano. Danilo Gallinari, di lui stiamo parlando, è stato di gran lunga il migliore in campo e ha deciso, con un canestro su rimbalzo d'attacco ad una manciata di decimi dalla fine, la contesa. A onor del vero, Milano ha condotto dall'inizio alla fine, mostrando una grande difesa e un buon controllo del ritmo partita, e Udine non è mai riuscita, nei quaranta minuti, a mettere il naso avanti. Negli ultimi due, con Milano stanca e costretta a mettersi a zona per preservare i propri giocatori dai falli, Udine è rientrata in partita e ha pareggiato prima con Schultze e poi con Allen, fino agli ultimi 5 secondi, quando Gallinari si è meritatamente ripreso il proscenio.
Cronaca I due ex, Green e Schultze, sono in campo dall'inizio per la Snaidero e sembrano avere il dente particolarmente avvelenato. Milano, però, appoggia con sicurezza il gioco sotto a Watson che brutalizza Di Giuliomaria, mentre Danilo Gallinari comincia a martellare il canestro e a subire falli. Penberthy non è in serata, sparacchia da tre e si fa stoppare da Vukcevic, con conseguente schiacciata del serbo-greco. Allen perde un paio di palloni e Milano si porta avanti con una bella penetrazione di "Enzo" Sesay. Sul finale di quarto Milano scappa fino al +8, ma un bel contropiede spinto da Allen e chiuso con schiacciata sulla sirena da parte di Schultze, permette ad Udine di finire il quarto con soli 6 punti da recuperare, 22-16. Il secondo parziale si apre con un bel canestro di Sales e con Zacchetti molto attivo in difesa su Sesay e a rimbalzo. Green con un'entrata delle sue porta Udine a -1, ma prima Gallinari con un palleggio-arresto-tiro di gran classe e poi Sesay con una tripla, ridanno fiducia a Milano. Nel duello tra pennuti, il Gallo sovrasta il Cigno di Colloredo (al secolo Michele Antonutti) e in un amen Milano raggiunge la doppia cifra di vantaggio. La prima tripla di Penberthy e un canestro di Schultze permettono a Udine di ricucire; il pareggio arriva subito dopo con una bella penetrazione di Allen e un 2+1 di Schultze. Un tap-in di Shaw permette a Milano di andare al riposo sul +2. Udine pare essersi definitivamente messa in partita e, invece, al rientro in campo è showtime di Gallinari. Due triple del giovane milanese mandano Milano avanti di 8. Prima Allen e poi Penberthy con una rubata, con tripla in contropiede, riportano la Snaidero sotto nel punteggio. Milano non si scoraggia e in poco più di due minuti si rimette avanti di 12 punti grazie soprattutto al gioco sotto canestro. Schultze sblocca la Snaidero e ancora una volta Penberthy prova a riportare i compagni in partita, coadiuvato da un monumentale Zacchetti, che stoppa, segna e prende rimbalzi importanti. Ma Sesay è sempre preciso da fuori e il quarto si chiude con Milano avanti di 8. All'inizio dell'ultimo quarto Antonutti si risveglia e mette la sua prima tripla, seguita da un bel canestro di Zacchetti. Udine giunge nuovamente a -3 e ancora una volta Gallinari la ricaccia via. Il Cigno non ci sta e replica, ancora dai 6,25. L'attacco di Milano comincia a battere in testa, anche a causa di un po' di stanchezza, e grazie ad Allen la Snaidero pareggia a quota 63. Gallinari sbaglia una tripla, Mp3 prova ad azzannare la partita con un tiro dei suoi che, però, non entra. Booker si infila nella difesa arancione, mentre Allen sbaglia un facile appoggio. E' questo, forse, l'episodio chiave dell'incontro. Con Milano avanti di 3, Schultze piazza la tripla del pareggio dall'angolo, ma Penberthy "impazzisce" e decide, a 16 secondi dalla fine, di fare fallo. 2/2 per Booker dalla lunetta. Milano ha 3 falli da spendere ma permette ad Allen di penetrare e segnare da sotto. Pareggio a quota 68. Mancano 5 secondi e in campo c'è Gallinari...
Pagelle Udine Robba - ne Allen - 6: Impreciso da fuori, ma ha la capacità di tenere in partita i suoi. Peccato per quella penetrazione sbagliata a poco dalla fine. Schultze - 7: Sven è particolarmente motivato e incanala l'energia nella giusta direzione. 18 punti in 25 minuti. Forse Pancotto se l'è dimenticato in panchina un po' troppo a lungo. Zacchetti - 7,5: Gran partita difensiva di Joel, che riesce a contenere Sesay e a strappare (spesso di forza, nel traffico) ben 8 rimbalzi. Nostro MVP di giornata. Green - 5: A Milano si dice che l'anno scorso "giocasse contro" Gallinari. Oggi Nate il buon Danilo non l'ha visto proprio mai... Antonutti - 6,5: Bene! Finalmente segni di vita dal Cigno. Allora non era aviaria... Di Giuliomaria - 5: Nulla può contro Watson. Non entra mai in partita e Pancotto giustamente gli preferisce Zacchetti. Vetoulas - 5: pochi minuti di assoluta confusione. Penberthy - 5,5: Mike è un tiratore e se fa 2/7 da tre la partita, per Udine, si fa grigia. Non malissimo, invece, in difesa. Truccolo - ne Sales - 6: Brooks ha un problema al collo e si vede. Non è al meglio, ma qualcosa, soprattutto a rimbalzo, dà. Lovatti - ne
Milano Sesay - 6,5: qualche problema di falli, ma tanti problemi creati alla difesa udinese. Gallinari - 8: 36 minuti, 21 punti (5/6 da due e 3/6 da tre), 8 rimbalzi, 7 falli subiti, per 32 di valutazione. Ah, ha 19 anni! Aradori - sv: gioca 4 minuti all'inizio, poi non vede più il campo. Shaw - 6: 10 minuti da cambio. Due tap-in importanti. Booker - 6,5: fa girare la squadra, anche se al tiro non è davvero in giornata. Bravo a mettere i due liberi alla fine. Watson - 6,5: doppia doppia e dominio a rimbalzo. Bravo a gestirsi nel finale quando è caricato di 4 falli. Vukcevic - 6,5: bene in difesa su Mp3, in attacco punge meno del solito. Katelynas - 6: onesto cambio. Gentile - ne Scomparin - ne Giovacchini - sv: 6 minuti per fare rifiatare Booker. E' arrivato ieri, si vede.
Post-partita Attilio Caja: Avevamo paura del gioco in velocità di Udine, dei suoi pick-and-roll e del tiro da fuori dei lunghi. Abbiamo lavorato bene in difesa per contenerli. Avremmo potuto ottimizzare il vantaggio, ma alla fine c'è stata un po' di stanchezza. La vittoria, ottenuta con coraggio, è meritata e ci dà grande soddisfazione perchè Udine è un campo particolarmente ostico. Gallinari? E' un grande giocatore, che ha sempre un atteggiamento positivo e si sacrifica per la squadra. Noi siamo sulla strada giusta, ma abbiamo bisogno di almeno 2 giocatori per allungare le rotazioni. Edi Snaidero: Credo si sia sentito l'effetto negativo della partita di Bologna. Quella sconfitta ha creato qualche insicurezza e in attacco non eravamo i soliti. Bisogna lavorare sulla fiducia. Milano ha vinto con merito. Cesare Pancotto: Una partita molto importante, vissuta molto intensamente che ci ha lasciato grandi emozioni. Noi siamo consapevoli di aver dato tutto anche se avremmo potuto fare meglio. Il basket è fatto di episodi e dopo averla pareggiata, a 5" dalla fine, ci siamo un po' rilassati, permettendo a Milano di prendere un tiro e di recuperare il rimbalzo che è stato decisivo. Milano ha dimostrato che con cuore e con la difesa si possono vincere le partite e cambiare le situazioni negative.
E' arrivato in punta di piedi a metà della stagione scorsa. Era reduce da un infortunio ad un piede e c'è voluto un po' per vederlo giocare il basket che l'ha reso famoso. Ma nel finale di stagione sono stati i suoi canestri dalla terra dell'abbondanza a dare a Udine una salvezza tranquilla e qualche chance di playoff. Parliamo, ovviamente, di Mike Penberthy. Alcuni giorni fa, nel tempio del caffè (e non solo!) di piazza Matteotti/delleErbe/SanGiacomo (dipende dal vostro colore politico!) di Udine, Mp3 o lo Sceriffo (come lo chiama Micalich, perchè lui "entra e pum, pum, pum, spara le sue triple!") si è concesso al taccuino di FingerRoll. Mike, sei probabilmente il miglior tiratore arrivato in Italia negli ultimi anni. Quanta parte delle tue capacità la devi ai geni che ti hanno passato mamma e papà e quanta al lavoro in palestra? Sono un perfezionista e questo lo devo senz'altro a mio padre. Quando ero un ragazzino e tornavo a casa mi chiedeva sempre quanti tiri avessi fatto in allenamento e se non erano abbastanza, me lo diceva e mi esortava ad allenarmi di più. Questa è la base, poi, però, ci vuole grande etica nel lavoro, voglia di allenarsi e di migliorare sempre. E adesso qual è la tua routine d'allenamento in estate? D'estate lavoro sempre, tutti i giorni, due ore al mattino e due al pomeriggio. La sveglia è puntata alle 4.45. Mi sveglio, vado in palestra e tiro per 2 ore, dalle 5 alle 7: 2'000 tiri al giorno. Ho anche comprato un marchingegno che raccoglie i rimbalzi e mi rimanda indietro i palloni (tipo tennis, ndr). Poi nel pomeriggio faccio pesi oppure gioco. Vedi questo tipo di atteggiamento, questa voglia di migliorarsi sempre, nei giovani italiani? Decisamente no. Credo che un po' sia dovuto alla mentalità diversa e molto alle opportunità. Negli States a qualsiasi ora posso allenarmi. Per farti un esempio, se una notte non riesco a dormire e sono, che ne so, le 2 del mattino, io esco, prendo la macchina e vado in palestra. Ho una chiave, apro, entro e tiro fin che mi va. Qui non sarebbe possibile. Il Carnera, ad esempio, non è sempre aperto. E poi d'estate a Los Angeles, ma un po' dappertutto negli Stati Uniti, ci sono leghe estive, mini-campionati, dove ci si può tenere in forma giocando contro professionisti. Qui questo non accade. Insomma, ci sono meno opportunità per migliorarsi. Mike, cosa ti ha dato il basket? Credo, principalmente, la mentalità aperta. Grazie all'educazione che mi hanno dato i miei genitori, già un po' ce l'avevo, ma giocare per 20 anni a grandi livelli, prima al college, poi nell'Nba, ora in Europa e dover cambiare quasi ogni anno compagni, città, allenatori, beh, ti aiuta ad adattarti a tutte le situazioni e a capire di più quello che ti sta attorno. E i soldi? Sono un fattore importante, ma non posso dire che gioco per soldi. Ad esempio, a Berlino guadagnavo molto di più che a Udine, ma il livello del basket tedesco è molto più basso e non ero stimolato. Se giocassi solo per soldi, andrei in Russia o magari in Corea, qui, invece, trovo qualità e competizione e io vivo per questo. Come gestisci la fama? Come ti dicevo, ho giocato sempre ad alto livello, ho vinto un titolo Nba, quindi per me è assolutamente normale incontrare la gente, parlare con loro, ascoltare complimenti e critiche. Con la stampa come ti trovi? Qui in Italia molto bene. Negli Stati Uniti i giornalisti sono un po' più "invasivi", un po' come accade nel calcio qui da voi. In Italia è tutto molto più attutito, tranquillo. Si parla un po' dopo la partita, magari il giorno dopo, ma poi tutto passa. C'è differenza, poi, tra la stampa a Napoli, dove ho giocato 4 anni, e quella di Udine. A Napoli sono pronti ad osannarti se giochi bene ma anche a massacrarti quando fai prestazioni non all'altezza. Qui a Udine non ci sono picchi nè in una nè nell'altra direzione. Si può lavorare in maniera più tranquilla. Leggi i giornali il lunedì? No. Parlo con i miei compagni. Singolarmente, ci diciamo cosa è andato bene e cosa è andato male, in modo franco. Con chi ti trovi meglio? Con Jerome Allen. Lui è come un fratello: ha un cuore puro ed è onesto, ti dice sempre quello che pensa, anche se fa male. Sai, poi, con lui ho giocato due anni anche a Napoli, siamo quasi coetanei e entrambi abbiamo una famiglia e quindi esigenze e interessi comuni. Con gli altri, con Sales, Green, mi trovo altrettanto bene, mi diverto, ma ovviamente non posso avere lo stesso rapporto che ho con Pooh. E con il pubblico? Mi trovo bene. Come nel caso della stampa, c'è differenza tra Napoli e Udine. A Napoli il pubblico è molto più caldo. Loro vogliono vederti mettere sempre il cuore in campo. Non dico che la cosa non valga anche a Udine, ma a Udine il pubblico pretende anche la qualità del gioco. Il tuo primo ricordo italiano? Ero appena sceso dall'aereo a Napoli, eravamo in LegaDue e la società voleva vincere il campionato. Il GM, era Andrea Fadini, è venuto a prendermi e mi ha detto: "Mike, dobbiamo vincere quest'anno. Ah, a proposito, se non ce la facciamo è colpa tua!". Ho pensato: "mmm, bell'inizio!", poi, però, è stata un'annata fantastica. In campo, qual è il tuo più grande difetto? Ogni tanto tendo a deprimermi. Quando le cose non vanno bene perdo un po' di fiducia e faccio un passo indietro. Questa è, probabilmente, la cosa che mi differenzia da Allen, lui affronta sempre le situazioni di petto. Poi, sai, io gioco anche per il pubblico e mi dispiace quando non riesco a fornire uno spettacolo all'altezza. Mike, meglio perdere di 20 o di 1? Ah, questa è facile. Meglio di 20, vuol dire che non sei mai stato in partita, mentre quando perdi di 1, beh, te la porti dietro per giorni. Ma lascia che ti dica una cosa importante, del basket e della vita: la gente dimentica. Se anche hai perso di 20, 30 o 40 punti, dopo qualche tempo la gente dimentica, soprattutto se fai seguire ad una pessima prestazione una buona. Vale anche per i tiri, quello che hai tirato è ormai passato e non conta più. Anche se hai sbagliato, devi pensare solo al prossimo che prenderai e cercare di metterlo! A proposito, come fai ad entrare "in the zone" e mettere triple a ripetizione? Ah, è solo questione di ritmo. Il ritmo, per un tiratore, è tutto. Per ottenerlo, però, c'è bisogno di toccare la palla, spesso, sentirla, altrimenti è dura. Quando passi minuti a correre tra i blocchi senza ricevere il pallone, è difficile mettere dentro l'unica palla che ti arriva in mano. E' molto difficile. Un nome: Pancotto. Allenatore molto esperto e davvero bravo. Il suo pregio è che riesce a trasmettere le sue conoscenze alla squadra e a preparare ottimamente le partite. Se devo dire una cosa che non mi piace, beh, è che è difficile accettare e capire quando s'infervora. Sai, il mio coach al college era una specie di santone, uno che ha vinto tantissimo, poi nell'Nba ho avuto Phil Jackson, un coach che si alza dalla panchina sì e no una volta all'anno, in Italia Caja, Mazzon e Bucchi, tutti allenatori molto riflessivi. Poi, l'anno scorso arrivo a Udine e trovo Pancotto! Insomma, mi ci è voluto un po' per abituarmi. Ma, lo ripeto, lui è un grande coach. In partita devi solo imparare cosa ascoltare e cosa no... Mike fuori dal campo? Fuori dal campo penso solo ai miei tre figli e a mia moglie Wendy. Per me la famiglia è la cosa più importante. Come hai conosciuto Wendy? Eravamo nella stessa università. Appena l'ho vista ho pensato "mmm, mi piacerebbe stare con lei!". C'è voluto più di un anno! Anche lei è una sportiva e giocava, a livello collegiale, a pallavolo. Come dire, lei salta molto più di me!!! La famiglia ora lo ha raggiunto a Udine. L'anno scorso, l'arrivo di Wendy, Ty, Jadin e Kate è coinciso con l'entrata in forma di Mike. Sarà così anche quest'anno? I tifosi snaiderini se lo augurano.